Feb
18
OSSERVATORIO SU BREVETTI E MARCHI
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ST Microelectronics, Centro Ricerche Fiat, G.D. Spa, Pirelli Pneumatici, Pirelli Cavi e Sistemi, Telecom Italia, Fiat Auto, Ausimont, Sigma Tau, Danieli &C. Officine Meccaniche: sono queste le aziende italiane che nel periodo 1999-2006 hanno depositato il maggior numero di brevetti europei: oltre 3mila domande di brevetto all’European Patent Office, cioè ‘11,4% del totale.
Brevetti: 27.616 quelli italiani, +4,9% all’anno.
Delle 846.955 domande di brevetto pubblicate dall’EPO (European Patent Office, l’organismo di registrazione dei brevetti europeo) tra il 1999 ed il 2006, 27.616 sono quelle italiane, cresciute in media annua del 4,9%. Il trend favorevole, superiore a quello dei Paesi europei del G9 (Francia, Germania e Regno Unito), non consente però all’Italia di colmare il gap strutturale rispetto agli altri Paesi più industrializzati del pianeta. Considerando la brevettazione per milione di abitanti, l’Italia si colloca così al sesto posto, con la Germania saldamente al primo e la Cina e la Russia che occupano il fondo della classifica. Il nostro Paese sale invece di graduatoria, raggiungendo il secondo posto, se si considera il numero di brevetti per migliaio di ricercatori (58,65). Ma per valutare correttamente questo risultato occorre, però, ricordare che purtroppo il numero dei ricercatori italiani è decisamente basso all’interno del G9: 72.000 contro, ad esempio, i 270mila tedeschi.All’interno del gruppo del G9, l’eccellenza italiana è legata soprattutto ai settori delle “macchine meccaniche, motori e componentistica meccanica”, con punte di specializzazione tecnologica elevate per quanto riguarda i “processi, macchine e apparecchi per lavorazioni; veicoli e accessori”, i “processi, macchine e apparecchi per lavorazione di fibre e carta” e i “prodotti e elementi strutturali per costruzioni”, in cui primeggia per soluzioni innovative nei “serramenti e sistemi di chiusura”, come “chiavi e serrature”. Più contenuta invece la nostra capacità di depositare brevetti nel settore chimico e in quello dell’elettronica e dell’informatica, nei quali i campioni sono rispettivamente Russia e Giappone, Cina e Canada.Il Nord Italia in generale e il Nord-Ovest in particolare fanno da padrone nella brevettazione italiana a livello comunitario. Nei sette anni considerati, l’82% del totale dei brevetti proviene delle regioni settentrionali. Il Nord-Ovest addirittura ne concentra il 50,1%, grazie all’apporto fornito dal Piemonte e dalla Lombardia. Veneto ed Emilia-Romagna sono a loro volta in gran parte tributarie della performance raggiunta dal Nord-Est (31,9%). La quota rimanente delle domande si deve invece al Centro per il 13,4% e al Sud e Isole per il 3,2%. Il Centro è peraltro l’area che registra il più alto tasso di crescita per il deposito di brevetti.A livello italiano ma anche rispetto agli altri Paesi esteri, il Nord-Ovest primeggia nella brevettazione nei settori dei Pneumatici e loro accessori, dei Contenitori per la conservazione e il trasporto di articoli e materiali e in quello dei Tubi, cavi, condutture e relativo isolamento termico. Il Nord-Ovest occupa una posizione di vantaggio a livello internazionale anche nelle Tecnologie per la pulizia e lavaggio domestico e macchine aspiratrici”. Il Nord-Est è particolarmente competitivo sia rispetto agli altri Paesi che depositano brevetti all’EPO che nei confronti delle altre macroaree italiane. Le condizioni di spiccato vantaggio si riscontrano soprattutto nei settori dei Mobili da ufficio, scrivanie, cassettiere, etc.; Pulizia e lavaggio domestico; macchine aspiratrici; Pattini; sci; pattini a rotelle; piste sportive; Modellazione di argilla, composti ceramici e miscele contenenti cemento; Strumenti, apparati e macchinari per il packaging; Soluzioni per maneggiare articoli di minimo spessore (fogli) o in forma di filamento (cavi). La produzione brevettuale del Centro permette a questa macroarea di possedere un vantaggio competitivo a livello internazionale nello sviluppo di tecnologie nelle Soluzioni per maneggiare articoli di minimo spessore (fogli) o in forma di filamento (cavi)). Rispetto alle altre ripartizioni italiane, il Centro eccelle anche nelle applicazioni tecnologiche che coinvolgono Microrganismi ed enzimi. Il Sud invece si distingue a livello internazionale e nazionale per lo sviluppo di tecnologie legate agli Ingranaggi ed ai Prodotti stratificati.L’87,% del brevetti viene depositato da imprese. Tra il 1999 ed il 2006, agli inventori persone fisiche si deve una quota media di domande di brevetto più bassa (9,5%), ma con un tasso di variazione annua di oltre tre volte superiore a quello delle imprese. Più basso invece l’apporto al processo di brevettazione delle Università o delle strutture pubbliche di ricerca.L’impresa leader nella brevettazione è stata la ST Microelectronics, società prevalentemente impegnata nell’area tecnologica delle batterie, conduttori e semiconduttori elettrici. La seconda posizione è occupata dal Centro di Ricerche Fiat, specializzato nello sviluppo di soluzioni innovative per l’automotive. Da un approfondimento sulle classi brevettuali, si rileva come entrambe le strutture siano particolarmente interessate all’evoluzione delle nanotecnologie ed al loro impatto sul mercato. La G.D. di Bologna detiene invece la terza posizione nella classifica. Il principale ambito di brevettazione riguarda sistemi di movimentazione, immagazzinamento e packaging. L’impresa è localizzata nella cosiddetta “Packaging Valley” emiliana, dove risiede il distretto dell’automazione industriale, leader a livello mondiale per la produzione di macchine per il packaging.
34mila i marchi comunitario depositati da imprese italiane in 7 anni.
Nell’intervallo 1999-2006, presso lo UAMI (Ufficio Armonizzazione mercato Interno) sono state registrate complessivamente 403.206 domande di marchio comunitario, la maggior parte delle quali (68,1%) si devono a Paesi del G9. Al Sistema Italia si devono 34.073 domande, l’8,2% del totale. Tra i Paesi appartenenti al G9, l’Italia è in quarta posizione, dietro ad USA, Germania e Gran Bretagna ma davanti a Giappone e la Francia. L’Italia, insieme agli USA e alla Francia, ha incrementato nel 2006, rispetto al periodo 1999-2005, il numero di domande presentate all’UAMI con “rivendicazione di priorità”, lasciando così intravedere un’esigenza di tutela immediata.Trainante il ruolo del Nord-Ovest (40,7%), seguito dal Nord-Est (34,5%), dal Centro (19,2%) e infine dal Sud e Isole (5,6%). Tra le Regioni, la Lombardia e il Veneto sono quelle più attive, seguite da Emilia Romagna e Toscana.La provincia con il maggior numero di marchi comunitari depositati è Milano, che sta però progressivamente diminuendo la sua quota nazionale. Roma e Firenze sono le uniche province che presentano una variazione percentuale media annua superiore alla media italiana. La maggior parte dei titolari delle domande di registrazione di marchio comunitario sono imprese, con una percentuale del 92% circa. Le persone fisiche si attestano invece intorno al 7% dei depositi, cifra comunque significativa, spiegabile sia con la tendenza abbastanza diffusa ad intestare il marchio come bene personale e non come bene dell’azienda, sia con la necessità/volontà di caratterizzazione di nuove imprese che si vanno formando o che non hanno ancora una struttura societaria. Piuttosto basso, invece, il contributo al numero di depositi da parte di EPR-Università.Forte la focalizzazione su alcune tipologie di beni di largo consumo. Al primo posto nella classifica dei marchi depositati da imprese italiane si incontra la Classe 9, che raggruppa al suo interno prodotti molto differenti tra loro, tra cui gli occhiali, i dispositivi elettronici ed elettrici, le protezioni (es caschi), i supporti digitali, distributori automatici, gli estintori.L’abbigliamento e le calzature sono la tipologia di prodotti che si posizionano al secondo posto nella classifica di tutela con marchio comunitario. L’elevato numero di depositi relativi a questo settore conferma la strategia del sistema produttivo italiano che, pur avendo in alcuni casi delocalizzato all’estero la fase di produzione del capo di abbigliamento o della calzatura, continua a mantenere attiva la gestione dell’immagine del prodotto e quindi anche del marchio. L’elevato numero di marchi depositati nella classe 35 (pubblicità, gestione di affari commerciali, amministrazione commerciale, lavori di ufficio) indica lo sviluppo che sta avendo il terziario avanzato, che fornisce servizi di varia natura resi da persone fisiche o da organizzazioni.Consistente anche il peso della Classe 42 (servizi scientifici e tecnologici e relativi servizi di ricerca e progettazione; servizi di analisi e di ricerche industriali; progettazione e sviluppo di hardware e software) mentre un aspetto critico risulta essere il contenuto numero di depositi per i prodotti alimentari e bevande, a dimostrazione della scarsa conoscenza del marchio come strumento di tutela per ciò che riguarda il settore alimentare. Ciò a fronte di una situazione che vede i prodotti agroalimentari italiani spesso oggetto di pesanti contraffazioni e di imitazioni, senza contare i numerosi casi di utilizzo di nomi o immagini che richiamano il nostro Paese, fenomeno noto come “italian sounding”.Il settore arredamento, pur essendo una realtà produttiva peculiare del territorio italiano per la presenza di diversi distretti nel Centro e Nord Italia, non ricorre all’utilizzo del marchio comunitario con quella frequenza che sarebbe lecito aspettarsi dal numero elevato di depositi di modelli industriali.
Fonte: Unioncamere